traduzione, adattamento e regia Marina Spreafico
con Mario Ficarazzo, Mattia Maffezzoli, Vanessa Korn
spazio scenico Massimo Scheurer
costumi Giulia Bonaldi
oggetti Ambra Rinaldo
sonorizzazione musicale Walter Prati
video Ino Lucia
luci Piera Rossi
il lampadario è di Barovier&Toso vetrerie artistiche in Murano
assistente alla regia Lorena Nocera
assistenza tecnica Christian Laface
produzione Teatro Arsenale
spettacolo inserito nell'abbonamento Invito a Teatro
con il sostegno di NEXT-REGIONE LOMBARDIA
Avevamo finito di cenare. Davanti a me il mio amico, il banchiere, grande commerciante e monopolista ragguardevole, fumava... Sorridendo, mi rivolsi a lui. "Pensi: alcuni giorni fa mi hanno detto che lei un tempo è stato anarchico...". "Non è che lo sia stato: lo sono stato e lo sono. Non sono cambiato a questo riguardo. Sono anarchico". "Questa è buona! Lei anarchico! E in che cosa lei è anarchico?... A meno che non voglia attribuire alla parola un senso differente..." "Dal comune? No, Uso la parola nel senso comune".
Così comincia "Il banchiere anarchico", racconto di Fernando Pessoa pubblicato per la prima volta sulla rivista "Contemporanea" nel maggio del 1922.
Fernando Antonio Nogueira Pessoa nasce a Lisbona nel 1888. Orfano di padre all'età di sette anni, segue la madre, che ha sposato in seconde nozze un diplomatico in Sudafrica. Dopo gli studi all'Università di Città del Capo rientra a Lisbona nel 1905. Impiegato come corrispondente commerciale, inizia a scrivere poesie e svolge un'intensa attività culturale attraverso circoli letterari e riviste. Ma in vita non pubblica che una parte insignificante della propria opera. Muore a Lisbona nel 1935. Tra le opere principali: Il dell'inquietudine, II poeta è un fingitore, Una sola moltitudine, Poesie esoteriche.
"Un paradosso ha valore solo quando non lo è" (Fernando Pessoa)