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    AREA ARCHEOLOGICA DI MEVANIOLA
 








dal 18/10/2007 al 31/12/2011
Emilia Romagna
GALEATA
Forlì-Cesena
località Pianetto

AREA ARCHEOLOGICA DELLA CITTA’ ROMANA DI MEVANIOLA

In questo luogo, che viene chiamato dalla gente del posto Munster (monastero), tra il Rio Secco e il torrente Catenacciano, era ubicata la cittadina di Mevaniola che, in età romana, estendeva la sua giurisdizione su gran parte della vallata del Bidente, fin quasi a Meldola, e sulle aree montuose limitrofe.
Le radici etnico-culturali di Mevaniola vanno ricercate a partire dalla protostoria, nel primo millennio a.C.
Fra il VI e il IV secolo a.C. assistiamo all’espansione nelle vallate appenniniche di genti umbre, spinte probabilmente da sollecitazioni di ordine economico; gli scrittori latini le indicarono come Sapinates definendo Tribus Sapinia l’organizzazione che avevano costituito.
Nel 266 a.C. i Romani assoggettarono la confederazione che comprendeva Sarsina e Mevaniola, che diverranno municipi dopo la conclusione della guerra sociale.
Il nome Mevaniola, piccola Mevania, che è menzionato per la prima volta da Plinio il Vecchio nel terzo libro dell’opera Naturalis historia e compare nell’iscrizione onorifica dedicata ad un magistrato municipale, è l’attestato di un rapporto di filiazione con l’umbra Mevania (l’attuale Bevagna).
Testimonianza dell’origine umbra di Mevaniola è l’attribuzione , voluta da Augusto, alla Regio VI Umbria e non alla Regio VIII Aemilia, che lega il territorio alto-bidentino, già in età agustea, ad un destino di frontiera che rimarrà una costante anche nei secoli a venire.
Gli abitanti di Mevaniola potevano esercitare il diritto di voto nel distretto della Tribus Stellatine; a livello locale è attestata la consueta magistratura del quattuorvirato.
Per quanto riguarda l’economia dell’antico territorio mevaniolese, i resti epigrafici ci parlano di pastorizia, di sfruttamento delle risorse forestali e delle attività legate alla trasformazione e alla tintura dei tessuti attraverso i basamenti, le steli che ci rimandano i nomi delle antiche corporazioni: i collegi dei centonari, dei dendrofori, dei purpurari.
Identificata dal Mambrini negli anni Trenta in seguito a rinvenimenti erratici, l’area è stata oggetto di diverse campagne di scavo condotte dalla Soprintendenza Archeologica a partire dal 1948 fino al 1965. Nel 1993 è stata individuata la necropoli il cui scavo, parziale, ha restituito diciotto tombe, alcune ad incinerazione, altre a inumazione con casse in laterizio coperte tramite lastre in arenaria e “cappuccine”.
I resti archeologici e le strutture affiorate nel corso delle campagne, quali il teatro, l’edificio termale, il foro e l’acquedotto sono attestati al I secolo a.C.
Gli scavi hanno messo in luce un’ampia area rettangolare lastricata in pietra alternata con marmo rosso di Verona, circondata da impianti idraulici, fognature e scoli per l’acqua; in essa è da vedersi verosimilmente il foro. Sul lato stretto inferiore si è ritenuto di riconoscere la basilica a pianta quadrata mentre altri edifici circondavano i restanti lati.
A sud dell’area identificata come foro, era il vasto impianto termale da cui proviene il mosaico pavimentale di Caesius conservato presso il museo civico a Panetto di Galeata.
E’ stato individuato anche il teatro della città a nord-ovest dell’attuale strada poderale che, visto l’allineamento dei principali edifici pubblici, sembra ricalcare l’asse viario romano. Fuori dall’area urbana è stata rinvenuta una fornace per laterizi con praefurnium e camera di cottura. La città di Mevaniola ebbe vita molto lunga: gli edifici rinvenuti hanno varie fasi di costruzione e le monete emerse presentano un excursus cronologico dal III secolo a.C. al IV secolo d.C.
Tra antichità e medioevo la perdita dei mercati e l’insicurezza dei traffici portò all’abbandono di Mevaniola e ad una diversa gravitazione urbana: nacque allora Galeata sotto il colle in cui sorge l’Abbazia di S. Ellero.

(tratto dalla plancia posta sulla strada che conduce agli scavi archeologici di Mevaniola in località Pianetto appena usciti dal Comune di Galeata, proseguendo sulla Strada del Bidente in direzione Santa Sofia – provincia di Forlì-Cesena

Testi ed impostazione generale: Caterina Mambrini, Giuseppe Michelacci)

SCHEDA A CURA DI DARIO MONTANARI (impostazione, foto, premessa)

 
 
 
 
 
 
 


















 

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